Il mondo va avanti. Ci può piacere o meno ma così è. E a me piace.
Le cose cambiano di continuo. I media e le tecnologie cambiano di continuo. Possiamo far finta di non vederlo, ma dobbiamo comunque farci i conti, per non ritrovarci spiazzati.
Quando l’amico e collega sceneggiatore Manfredi Toraldo, con la sua società Manfont Comics (www.manfont.com), mi ha proposto di realizzare le Apps di Lazarus Ledd, ho accettato con entusiasmo. E non perché me lo ha giustificato col fatto che LL sarebbe stato il primo fumetto made in Italy “famoso” a sbarcare su iPad, iPhone, eccetera, ma perché Lazarus ha sempre seguito il vento del cambiamento, ed è stato -dicono- in qualche modo un precursore, non solo da un punto di vista narrativo e grafico ma anche nelle tematiche, nel suo collegarsi a Internet già nell’ormai lontano 1993, o in saghe come Dangerous games dove veniva collegato a una macchina che leggeva i ricordi ancestrali contenuti nel suo DNA e gli faceva rivivere le avventure di un antenato medioevale (la storia è antecedente ad Assassin’s creed).
LL è stato anche il primo eroe del fumetto italiano una cui storia venne realizzata solo in formato digitale e diffusa in Rete. Sto parlando ovviamente del crossover con Splinter cell, e proprio questa storia è diventata la prima App, gratuita, scaricabile da iTunes:
http://itunes.apple.com/it/app/lazarus-ledd-crossover/id475359317?mt=8
L’altra storia, l’altra App gratuita, è Arizona moon
http://itunes.apple.com/it/app/lazarus-ledd-special/id475463096?mt=8
uscita nell’autunno 2009 come autoproduzione dopo la chiusura della serie e distribuita solo nelle fumetterie.
Queste due App liberamente downloadabili servono come lancio promozionale della serie vera e propria, che “ristamperà” in digitale e a un prezzo contenuto tutti i vari albi, a partire dal numero uno.
Manfont ha fatto le cose davvero per bene e ha commissionato nuove copertine digitali a noti artisti italiani: in allegato a questa Newsletter c’è quella by David Messina per il primo episodio. L’immagine è chiaramente e doverosamente ispirata a quella che realizzò Giancarlo Olivares per l’albo cartaceo.
Anticipo la vostra domanda: penso forse che i fumetti siano destinati a digitalizzarsi in tutto e per tutto? No, non lo penso. Credo che la carta resti -e resterà- per i comics un mezzo indispensabile, anche nel suo aspetto feticistico (il profumo caratteristico di ogni albo, per esempio) ed estetico: volete mettere il piacer di vedere un’intera collezione disposta sullo scaffale della vostra libreria?
Ma… ma il mondo va avanti, appunto. E non si ferma. E già oggi ci sono ragazzini che i fumetti li leggono solo in digitale, dai siti delle case editrici o scaricando a scrocco i pdf da Emule. E va bene così. Anzi, va benissimo così. Qualunque sia la maniera di diffusione e lettura di un fumetto, ben venga! Meglio digitalizzati -e magari piratati- che ignorati.
Perché il rischio è questo, e le cifre sono impietose in tal senso: si vendono sempre meno fumetti italiani in edicola, e le nuove generazioni da almeno una decina d’anni (ma anche di più) leggono quasi solo manga.
Una volta non era così. Quindi è chiaro che qualcosa si è sbagliato. Non è colpa del consumatore se non compra un prodotto: è colpa del produttore che non realizza prodotti che incontrino l’interesse del pubblico, vecchio o nuovo che sia.
Un nuovo pubblico che magari c’è e nessuno se ne accorge. Finché non arriva qualcuno a scoprirlo. Steve Jobs, il grande Steve Jobs, insegna.
Ed è anche per questo che mi sento onorato di vedere Lazarus su iTunes.
Ade Capone
lazarusnews@gmail.com


































